Chiara Lubich e la città di Roma – Cenni

Cerimonia conferimento VI° Premio Chiara Lubich per la fraternità Campidoglio, 17 gennaio 2015

Il Campidoglio, luogo che ospita la sesta Giornata nazionale dell’Associazione Città per la fraternità, sede Istituzionale di Roma Capitale, con gli uffici del Sindaco e la sala Giulio Cesare destinata alle riunioni dell’Assemblea Capitolina, spinge la memoria a fatti che collegano la città di Roma alla persona cui questo premio è intitolato: Chiara Lubich, città dove lei ha vissuto per circa 10 anni.

Il 22 gennaio 2000, giusto 15 anni fa, nella sala del Consiglio, la Lubich, che compiva quel giorno 80 anni, venne insignita della cittadinanza romana, di cui si sentì molto onorata esprimendosi con queste parole: «Roma, indefinibile perché reale e misteriosa insieme, Roma con la sua fisionomia tutta particolare, accoglie pure me tra i suoi cittadini».

E nel saluto finale ai membri romani dei Focolari, dichiarò: «Oggi è un giorno di festa, di gioia procurata da questa cittadinanza romana, data a me, ma che io sento anche una cittadinanza un po’ collettiva. Dobbiamo essere pronti a corrispondere con tutta la nostra vita, anche a vantaggio di questa città».

Ancor prima, nel ’49, Chiara Lubich da poco nella capitale, in un articolo: dal titolo “Risurrezione di Roma“, apparso su “La Via”, settimanale indipendente, diretto dall’On. le Igino Giordani, descriveva questa città sfigurata dalla guerra e dalla miseria che si abbatteva sulle persone, provandole nella loro dignità.

Manifestava in quello scritto la volontà di concorrere a riportare la luce e l’amore nelle sue case, nelle sue vie, nei luoghi di studio, nei luoghi di lavoro, nel Parlamento, ovunque. Un augurio che riformulò in quel giorno del 2000, mostrando una delle vie per arrivare a ciò, l’arte d’amare, così in linea con il nome della capitale che, letto all’inverso, risulta: “Amor”.

Un’arte che emerge dal Vangelo e capace di scatenare una rivoluzione pacifica: «Perché Roma diventi per il mondo quel braciere di fuoco e di luce che non può non essere.» Un auspicio che possiamo riformulare anche oggi.

Fatti, questi appena menzionati, da cui emerge l’idea di Città di Chiara Lubich, quale luogo abitato da una comunità che, nell’intrecciare relazioni tra i cittadini e tra i cittadini e le istituzioni, può allargare i propri confini interni ed esterni.

Altro fatto significativo è che lei, nel visitare città delle varie parti del mondo, abbia sempre cercato di capire quale fosse l’ispirazione fondante di ognuna di queste, invitando, poi, la comunità dei Focolari del luogo a concorrere perché si potesse realizzare.

Oltre la Fraternità, anche questo aspetto a base della nostra Associazione che mette al centro, appunto, la città.

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