DIALOGO E COMUNITÀ’ QUALE RAPPORTO CON LA FRATERNITÀ?

6° Giornata nazionale dell’Associazione Città per la Fraternità e conferimento del Premio Chiara Lubich per la Fraternità

E’ il Campidoglio, sede di Roma Capitale, che accoglie il 17 gennaio 2015 la VI° Giornata nazionale e il conferimento del premio “Chiara Lubich per la fraternità”, aprendo con la Tavola Rotonda: “Dialogo e Comunità’ quale rapporto con la Fraternità? – Dall’impegno locale a quello globale per una nuova coesione sociale”.

Un argomento quanto mai cogente nell’oggi internazionale.

Accomunate da un accento, Comunità e Fraternità, non sembrano, però, far rima con Umanità, Società, Globalità. Eppure, vedendo la situazione dai prismi interpretativi affiorati nella tavola rotonda, non del tutto così. Ne hanno dato voce un politologo ed esperto di Politica Internazionale: Pasquale Ferrara; un urbanista: Fernando Lugli; un’etnoantropologa: Antonietta Di Vito; il referente della Comunità islamica di Firenze e della Toscana: Mohamed Bamoshmoosh e il Cardinale brasiliano João Braz de Aviz, con la moderazione del Michele Zanzucchi, direttore della rivista Città Nuova.

Le angolature di osservazione sono state ampie, variegate e stimolanti.

Il minimo comune multiplo è stata la città che in Italia, per storia e tradizione, è punto nevralgico della vita civile e politica. A nome del sindaco Ignazio Marino, l’assessore alla Scuola Paolo Masini, ha portato il saluto e letto il messaggio indirizzato alla manifestazione.

«Il Comune è la più importante realtà, perché la più vicina al cittadino», ha spiegato Milvia Monachesi, presidente nazionale dell’Associazione Città per la Fraternità, «È attraverso l’operato del Comune – continua Monachesi – che si proverà infatti gratitudine e collaborazione o si maturerà le contrarietà nei confronti delle Istituzioni».

«Le città da sempre luoghi di pluralismo e di diversità, dove tutti e ciascuno collaborano con le istituzioni locali. Per le città oggi la vera sfida è la coesione – sottolinea Pasquale Ferrara – da qui la necessità di essere “ri-concepita” come punta avanzata della globalizzazione perché è qui che le crisi internazionali hanno la loro ricaduta». Occorre «pensare globalmente e agire localmente, risolvendo le fonti di attrito lì dove nascono». Il riferimento va anche ai fatti di Parigi, con il recente attentato, anche se il è fenomeno tocca tutte le città, specie le più grandi. Inoltre, «la Fraternità è categoria politica ben più ampia», spiega ancora Pasquale Ferrara, che auspica una vera integrazione e non già un’assimilazione.

L’antropologa Di Vito afferma che certe tensioni a livello locale, e maggiormente globale, sembrano essersi prodotte per «lo sganciamento del concetto di “liberté” e “legalité” da quello di “fraternité”». Termini «che non sono stati coniugati con la stessa intensità nell’organizzazione della vita quotidiana». Quella “fraternité” «la cui assenza rende vani e zoppi la libertà e l’uguaglianza». Quella per cui lo straniero deve annullarsi e divenire come noi: sarebbe sbagliato ontologicamente» ma anche perché nulla è statico e la società, essa stessa in trasformazione continua, «chiede anche a noi di trasformarci».

Fernando Lugli, urbanista, mette in rilievo che non è conveniente adottare il cosiddetto “metodo al ribasso”, fatto di rinunce reciproche purché si arrivi ad un punto di incontro: «Un punto grigio, con perdite da ambo le parti e tutto questo solo per rendere accettabile la convivenza». L’arricchimento, che viene dalle diverse esperienze culturali è, invece, alla base del progetto partecipativo della Moschea di Firenze voluto dalla Comunità Islamica Toscana, di cui è capo il cardiologo yemenita Mohamed Bamoshmoosh. Novità rilevante e non affatto scontata è il coinvolgimento di tutta la cittadinanza nella creazione del luogo di preghiera dei musulmani, concepito come “spazio pubblico”. Un intervento che coinvolge e stupisce l’uditorio.

Il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, attraverso il viaggio nelle città legate alla sua vita personale, esprime il primario senso di fraternità sperimentato, necessariamente, nella sua famiglia, povera ma ricca di amore, nonostante le difficoltà; poi nella Capitale Brasilia, «una città costruita “artificialmente” nel 1960 e abitata per un terzo da poveri e il restante da ricchissimi». Un accenno di gratitudine il cardinale riserva a Chiara Lubich e al Movimento dei Focolari per la lezione di vita contro ogni fanatismo religioso: «ho imparato l’apertura alla diversità. Ho capito che io non sono fatto per la mia Chiesa soltanto. Devo allargare il mio cuore a tutti coloro che incontro».

A seguire il conferimento del 6° Premio Chiara Lubich per la Fraternità. Esattamente 15 anni fa, nello stesso luogo, il Campidoglio, Chiara Lubich ricevette la cittadinanza onoraria di Roma.

Quest’anno i premi sono stati assegnati ai Comuni di Tolentino e San Severino Marche per progetti comuni e distinti volti al coinvolgimento delle città in progetti di Fraternità; ai Comuni umbri di Cannara e Foligno che condividono, l’uno per nascita e l’altro per azione e impegno, un lungimirante ed attento imprenditore, recentemente scomparso, Walter Baldaccini, che ha reso grande la sua Azienda e non solo per i profitti, ma per esempio di interesse alla Persona e al territorio. Sono state attribuite due menzioni d’onore alle città di Pisa e Trieste.

Il premio Chiara Lubich per la fraternità VI° edizione è stata assegnato, per la prima volta ad un Comune non italiano: Cannes, città della Costa Azzurra famosa anche per tappetti rossi del cinema e che oggi dà voce ad un progetto: Vivre ensemble à Cannes, la presenza multi-religiosa che lo compone vuol essere esempio concreto di fraternità con l’intento di dar vita, in questo senso, ad azioni di sostegno e promozione.

Radio Vaticana ha riportato la notizia della 6° Giornata nazionale.

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